Sono arrivata qui quasi dieci mesi fa, il tempo è passato talmente rapido che mi sembra fosse ieri che dicevo che mancavano ancora 8 mesi. Sono arrivata con il cuore intriso di curiosità, felicità, paura e incertezza, datemi dall’ignoto verso il quale mi dirigevo, frutto di una scelta coraggiosa e un poco incosciente presa da una ragazza a cui i confini della propria cittadina sudtirolese sono sempre stati troppo stretti. Da anni avevo quella “fame di conoscenza” che mi portava a voler conoscere sempre più posti nuovi. Una scintilla che non si è mai spenta, nemmeno ora.

Lasciandomi alle spalle tutto ciò che avevo conosciuto fino ad allora, tutte le persone che amo, le mie abitudini e le mie certezze, sono volata oltreoceano verso la calda terra della samba alla ricerca di qualcosa di cui non conoscevo l’entità. Una volta arrivata ho scoperto che il Brasile non è solo samba, sole, mare e feijoada, soprattutto per me, finita in una cittadina nell’interiore di San Paolo. Sono stata accolta da una famiglia molto diversa dalla mia, composta da mamma, papà, sorella, fratello e una cugina. Hanno una casa enorme com piscina, con cinque cani, tantissimi uccellini e tantissimi amici, parenti e conoscenti che vanno e vengono, si fermano a fare due chiacchiere, ti regalano un sorriso e un abbraccio per poi andarsene.

Inizialmente ho studiato in una scuola privata, dove sono tutti stati carinissimi com me, ma mi sono sempre sentita fuori posto. Finite le vacanze estive, quindi in febbraio, ho fatto la scelta migliore che potessi fare: andare in una scuola pubblica. In una classe di 38 persone sono stata accolta da dei ragazzi e ragazze che mi sembrava di conoscere da sempre, il primo giorno in cui ci siamo visti è stato tutto un susseguirsi di abbracci, baci e grida di benvenuta. Fin da subito mi hanno detto che il loro gruppo era “como um coração de mãe, sempre cabe mais um”, ovvero come il cuore di una mamma, in cui c’è sempre spazio per un persona in più. Siamo andati a ballare in piazza tutti i giorni del carnevale, siamo andati insieme alla fiera del sabato a mangiare pamonha, un dolce di mais, e alla fiera del giovedì a mangiare spiedini e pão de queijo tentando di imparare a sambare. Non li dimenticherò mai.

In questi mesi ho avuto modo di visitare São Paulo più di una volta, Sorocaba, Rio de Janeiro, Salvador de Bahia e Praia do Forte e com questi viaggi ho potuto conoscere tantissime persone. Essendomi innamorata dell’enorme quantità di frutta di ogni tipo, forma e colore, mi piace dire che questa varietà rispecchia perfettamente la meravigliosa popolazione di questo paese e questa è la cosa che più mi è piaciuta. In Brasile sono presenti tantissime religioni, culture, usanze ed etnie differenti! Ci sono famiglie numerosissime composte da persone bianche, nere, indios, di religioni che possono partire dal cattolicesimo per sfociare nello spiritismo, nell’umbanda, così come nell’evangelismo, com presenza anche di atei ed agnostici, il tutto nello stesso nucleo familiare.

Il Brasile è una terra verde e gialla, una terra di canti accompagnati dal suono del berimbão, dove si danza sotto le stelle accompagnati da un pandeiro (tamburello), da una chitarra e da un atabaki. È una terra che racchiude storie di oppressione, lotta, amore e libertà, racconti in cui il protagonista è il Curupira, protettore della foresta i cui piedi sono girati al contrario per far disperdere le tracce, oppure la cui trama ruota intorno a una marachella del Saci Pereré, che fuma la pipa e ha una sola gamba. È un paese che soffre molto, ma il sole che ogni abitante si porta dentro lo rende luminoso ed único, uno dei paesi più belli e ricchi che abbia mai visitato. Gli abitanti vivono alla giornata, hanno una generosità sconfinata e cercheranno sempre di mostrarsi allegri agli occhi degli altri.
Ogni giorno, anzi ogni secondo passato qui mi sono immersa sempre più in questa atmosfera che sa di sole, riso, fagioli, succo di maracujá e musica.

Il bello di fare un’esperienza così all’estero è l’essere catapultati in un’altra realtà, vivendo com persone sconosciute e che magari sono completamente diverse da te, come è successo a me. Alla fine però tutti gli amici che abbiamo sempre avuto sono stati sconosciuti all’inizio e le differenze si accettano e accolgono quando il cuore è aperto.

Dieci mesi fa sapevo appena presentarmi in portoghese, ero un’adolescente partita per un viaggio più grande di lei e adesso, oltre a parlare tranquillamente la nuova lingua so anche un po’ sambare e mi sento in pace con me stessa. Ho sempre quella fiamma che brucia per conoscere nuovi luoghi, ma ho finalmente capito che non ho bisogno di sentirmi italiana, bolzanina o brasiliana, perché io appartengo ai luoghi in cui lascio il cuore.

“Lia”

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